L’importanza di investire nella creatività per raggiungere i risultati aziendali.
Nella complessità del terzo millennio, c’è un fattore che caratterizza le nuove generazioni (attuali e futuri consumatori) e ripropone l’utilità strategica della creatività.
Oggi i giovani più che essere sollecitati alla conoscenza, sono piuttosto vittime dell’informazione, che è ovviamente importante ma non è certamente sufficiente, perché attraverso l’informazione (soprattutto informatica) non si costruisce la capacità critica ne si alimenta la creatività. C’è un collegamento, anzi un possibile trasferimento tra le competenze o le inclinazioni artistiche e la possibilità e la capacità di fare business. Sbagliando, era stato preso ad esempio Leonardo da Vinci, ritenendo che essendo stato un grande disegnatore e pittore, da li fosse nata la sua vocazione di inventore meccanico. Dopo Leonardo è stato scomodato anche Mozart per inventare un test dell’intelligenza che dimostrasse come l’arte musicale influisse positivamente sull’intelligenza o perlomeno sulla capacità di problem solving. Il test è semplice: si piega un foglio di carta più volte e poi si tagliano alcuni angoli e alla fine bisogna suggerire quale sarà l’aspetto del foglio una volta riaperto. Il test ha dimostrato che se mentre si esegue questo esercizio si ascolta della musica, il risultato migliora. Ma è stato anche dimostrato che questo effetto positivo dura al massimo 15 minuti. Su queste tipologie di “scoperte” si è creata tutta una casistica per dimostrare come esiste un rapporto tra arte, intelligenza e creatività. Di sicuro emerge che esiste certamente un trasferimento positivo tra l’esercizio e la cultura artistica e la capacità di affrontare con creatività problematiche di ogni genere, soprattutto quelle legate al business e ai prodotti. Per spiegarlo basta riflettere sulle molteplici competenze che un insegnante di arti visive trasferisce nelle sue lezioni. Possiamo elencarle: insistendo esecutivamente su una attività si ampliano le competenze (come Degas che ha disegnato centinaia di ballerine prima di esprimersi nei suoi capolavori o come i Beatles che agli esordi suonarono per tre anni consecutivi, per 1095 giorni, in una piccola balera, prima di affermarsi come un band di successo planetario); l’arte è prima di tutto espressione, uso di colori, di linee o di parole, che permette di realizzare qualcosa di significativo (un esercizio straordinario per il concepimento dei prodotti); il fatto che mentre si fa arte si fa critica, si realizza la cosiddetta metacognizione e cioè l’esercizio del ragionamento sul proprio lavoro prima e dopo averlo fatto; dipingendo, disegnando, creando si impara a “fare attenzione” ci si esercita cioè ad osservare e a sentire le cose; esercitando la creatività artistica ci si allena a pensare al futuro, si impara ad adottare un modello per poi modificarlo attraverso l’esercizio dell’immaginazione.
Ecco che queste competenze permettono di allenare il cervello contribuendo ad acquisire una maggiore stima di se stessi e a rendere la vita più significativa, scegliendo anche nei momenti di interazione quotidiana di viverli in modo attento e non in modo superficiale. Ed è questo il primo passo per approcciare le strategie di gestione aziendale con una visione creativa e quindi sicuramente più ampia e più strategica. Ecco perché anche la formazione manageriale (che è palestra di esercitazione) diventa un elemento strategico per l’allenamento di ogni risorsa umana finalizzato al raggiungimento di obiettivi prefissati.
Testi di Maria Gabriella Ferrazza e Franco Rosso
